L’ISTDP è una tecnica psicoterapeutica messa a punto da Habib Davanloo Professore Emerito di Psichiatria alla McGill University di Montreal, in Canada. Negli ultimi vent’anni, è stata ripresa e ampliata dal Allan Abbass, psichiatra, direttore e fondatore del Center for Emotions and Health presso la Dalhousie University di Halifax, Nuova Scozia, Canada.
L’acronimo ISTPD sta per Intensive Short-Term Dynamic Psychotherapy: si tratta in sintesi di un tipo di psicoterapia breve ad indirizzo psicodinamico.
Con il termine psicodinamico, ci si riferisce alla presenza di un conflitto intrapsichico, ossia di una difficoltà nel fare esperienza di un vissuto emotivo, considerato inaccettabile, che viene quindi rimosso o represso dalla coscienza e depositato nell’inconscio. Le emozioni e gli impulsi che questi vissuti generano, se inibiti, causano ansia inconscia, dalla quale l’individuo si protegge strutturando i cosiddetti meccanismi di difesa. L’ansia segnala la difficoltà di tollerare l’intensità di un’emozione e si esprime attraverso “vie di scarico” somatiche ben specifiche (segni e sintomi evidenti o percepiti individualmente), che possono essere valutate attraverso il lavoro terapeutico.

Attraverso il lavoro sulle difese e sullo sblocco dell’emozione, la tecnica dell’ISTDP è in grado di accelerare significativamente il processo terapeutico e ne garantisce l’efficacia. Il metodo si concentra infatti sul consentire all’individuo, attraverso la partecipazione attiva del terapeuta, di individuare e percepire chiaramente emozioni e impulsi che sono bloccati.

Integrazione tra Biosistemica e ISTDP
Quando la persona diviene capace di accedere e di sentire le sue emozioni e i suoi impulsi, l’ansia inconscia che questi generavano diminuisce, così anche la necessità di proteggersi da essa attraverso i meccanismi di difesa.

I sintomi connessi all’ansia tendono a scomparire o, quantomeno, a migliorare.
In questo metodo, il terapeuta abbandona ogni tipo di interpretazione, ma aiuta la persona a fare esperienza dei propri impulsi e delle proprie emozioni, favorendo una integrazione fisica, psichica e neurale tra emozioni inconsce incarnate nella corporeità e processi cognitivi.

L’emozione, in entrambe le metodologie, è considerata un ponte tra l’interno e l’esterno che permette a noi stessi e all’altro di conoscere la nostra vita interiore. “L’emozione radicata nel corpo, ci dà notizie più dirette del nostro stato fisiologico globale. Questo è il suo aspetto INPUT. Allo stesso tempo l’emozione può dare forma, vibrazione e qualità tonale (quasi come un colore o una melodia) ai nostri gesti, respiri e suoni. Questo è il suo aspetto di OUTPUT. Possiamo quindi apprendere la capacità di superare l’abituale dissociazione tra emozione ed espressione (che è funzionale allo svolgimento di certi compiti) e di consentirci sia di sprofondare nelle nostre emozioni sia di riemergere con il loro messaggio” (Boadella, p.136).
Quando il sistema si blocca, perché l’emozione non può essere espressa, entra in gioco il sistema di inibizione all’azione (SIA), che serve ad impedire quell’azione che porterebbe ad una punizione o a una tensione maggiore. Questo è un processo selezionato per la sopravvivenza, ma è utile solo se è di breve durata, se poi si passa ad una fase in cui l’azione può e deve essere presente. Se il processo di inibizione si cronicizza, a livello neurofisiologico vengono prodotti noradrenalina e corticosteroidi, neurotrasmettitori che esercitano sul sistema limbico un effetto di feedback.

Questo meccanismo, che agisce a livello inconscio, non fa che rinforzare il sistema di inibizione all’azione. Inoltre, il SIA sembrerebbe determinare un’alterazione dell’attività dell’ipotalamo che da localizzata diviene diffusa. Questo eccesso di attività a livello dell’ipotalamo impedisce l’attività associativa normalmente svolta dalla corteccia.

In sostanza, l’individuo non sarebbe in grado di riflettere su e comprendere ciò che gli sta accadendo. Questa è un’ipotesi che spiegherebbe come una cronicizzazione del SIA conduce ad un pensiero rigido, che si traduce spesso in reazioni intense e prolungate, divenendo assolutistico o catastrofico, con scarsa corrispondenza con la situazione reale, ostacolando di fatto il raggiungimento dei propri obiettivi.
Un altro punto in comune tra le due metodologie è la presenza empatica del terapeuta che, attraverso un lavoro basato sull’ascolto e la restituzione del vissuto, permette alla persona di entrare in contatto con le proprie emozioni complesse, passando ad uno stato di coscienza più profondo.

Qui, l’attenzione al proprio mondo interno è lo strumento con cui ricostruire la consapevolezza corporea dei processi emotivi, riportando integrità e coerenza tra sensazioni, emozioni e pensieri. Così, aiutata dall’alleanza con il terapeuta, la persona vive, momento per momento, il dispiegarsi delle forze emotive che prima erano represse e che, superate le prime fasi di tensione difensiva, schiudono una potente onda di guarigione, che in ISTDP viene chiamata “breakthrough” e nella biosistemica corrisponde alla fase di approfondimento.

Attraverso specifiche tecniche di pressione che il terapeuta esercita sul sistema emotivo, la persona vive una presa diretta sul suo sentire ed esperisce le emozioni costruendo la capacità dentro di sé di tollerarne un’intensità progressivamente crescente.

Ecco che l’individuo diventa consapevole -esperienzialmente- del profondo legame che c’è tra l’emozione provata e l’emozione espressa. Quando si instaura un collegamento tra questi due livelli, l’espressione emotiva produrrà una riduzione della tensione e porterà sollievo.
Tuttavia, è necessario sottolineare che con alcune persone questo contatto emotivo necessita di una gradualità e di un lavoro certosino, sulla soglia di tollerabilità per non far emergere difese primitive come la repressione, che potrebbero condurre il soggetto a sperimentare nuovamente il disagio e l’eventuale somatizzazione. Pertanto, il professor Abbass ha teorizzato e sperimentato un protocollo graduato che prevede un tempo di lavoro terapeutico più lungo (in questo caso la durata della terapia si avvicina a quella delle terapie tradizionali), ottenendo risultati migliori in termini di efficacia e durata dei benefici.

NB: al momento, le sedute hanno luogo in modalità alternata, sia in persona (con cadenza mensile) che in remoto, via Skype.

Per approfondire:
Liss J, Boadella D., J., La psicoterapia del corpo, Astrolabio, Roma, 1986.
Liss J, Stupiggia M; La terapia Biosistemica; un approccio originale al trattamento psico-corporeo della sofferenza emotiva, Franco Angeli,Roma, 1997.
Liss, J., L’ascolto profondo, Edizioni La Meridiana, Molfetta (BA), 2004.
Stern D., Il mondo interpersonale del bambino, Bollati Boringhieri, Torino 1987. Stupiggia M, Il corpo violato, La Meridiana, Molfetta (BA), 2007.
Stupiggia M. (2017). “Il corpo come metafora”, in Franchini P. e Argento F. (a cura di) Il simbolico e la metafora. Molfetta: La Meridiana.
Tronick E. (2008), Regolazione emotiva. Milano: Raffaello Cortina Editore